Sapevo che c’era qualcosa di pronto dietro l’angolo. Ancora. Sapevo che iniziare il campionato in America con una squadra del college non sarebbe stato come al solito, ma non mi aspettavo nemmeno un così totale trambusto. Prime tre partite: Ben completamente in confusione che fissa il coach perché non riesce a concepire come le regole possano cambiare. Risultato per le prime tre partite: insulti americani alla Ben. Per rendere l’avventura ancora più piccante, le Blackhawks (sì, ci chiamiamo così) da 12 che erano diventano 8 direttamente alla prima partita, 5 in campo 3 in panchina per 40 minuti (si, quelli sono uguali anche qua).
Nonostante tutto, posso dire che dopo che la Ben ha metabolizzato il fatto che le regole possono cambiare e dopo che le Blackhawks hanno capito che si possono affrontare tutte le squadre anche in 8, il tutto ha cominciato a girare per il verso giusto; anzi il tutto ha preso la rincorsa. Giocare per il college non è come giocare per San Martino, perché qui il basket è come una vera e propria materia, hai il voto a fine semestre, che può contare o no, dipende da quante materie scegli di studiare. Giocare per il college vuol dire allenarsi 7 giorni a settimana, a volte 6, giocare 2 o 3 partite a settimana, ma soprattutto giocare per il college vuol dire allenarsi anche quando si ha il raffreddore, l’influenza intestinale, la febbre o qualunque cosa perché nessuno ha il coraggio di lasciare 8 ragazze e un allenatore in balia di loro stessi. Giocare per il college è qualcosa che ti spinge a fare meglio, è stancante, ma è quella stanchezza di cui vai fiera perché sai che in 8 avete vinto una partita contro una squadra che non aveva nemmeno più posti in panchina.
Ancora una volta la sorpresa dietro l’angolo non poteva essere migliore; ormai le mie compagne di squadra (non tutte tutte, ma alcune ben selezionate) sono più che compagne di squadra, sono amiche che non vuoi perdere perché ti fanno sopravvivere in una città in the middle of nowhere.
Ora mancano 7 partite alla fine del semestre. 22 giorni prima che io prenda l’aereo e torni in Italia. 22 giorni prima di vedere la Meddi, l’Annaciara (detta anche Easy Peasy), la Marti, parenti, cani e più ne ha più metta. Ma soprattutto, 22 giorni prima di mangiare una pizza vera.

Ben

 
Benni’s Nugae” (dal latino, “bazzecole”) è la rubrica attraverso cui Benedetta Morpurgo racconta in prima persona la sua esperienza americana al Southeastern Community College a Keokuk, in Iowa.
Gli episodi precedenti:
Vol. 1: i diari di Benedetta Morpurgo dall’Iowa
Vol. 2: Il viaggio continua