Quando una tua giocatrice, che per anni ha calcato il parquet di pallacanestro e decide di appendere le scarpe al chiodo, inevitabilmente un velo di tristezza scende. Ma quando questa tua giocatrice è stata la capitana della tua squadra nelle ultime tre stagioni, e il suo nome è quello di Maria Luisa Sbrissa, allora la tristezza aumenta a dismisura.
Conosco Mary da sempre e da sempre l’ho vista giocare con i colori delle Lupe. La sua carriera è stata interamente a tinte giallonere e a parte la parentesi statunitense, dove ha giocato al College, ha sempre vestito la maglia dell’A.S. San Martino. Dal minibasket, passando per le giovanili, fino a conquistare anno dopo anno, promozione dopo promozione, la serie A1 nel 2013.
Dire di quanto meravigliosa e straordinaria sia Mary Sbrissa è dire poco. Mai una parola fuori posto. Sempre attenta e disponibile. Sempre un sorriso per tutti. Vicino a lei, fai sempre un figurone. Interventi sempre di qualità, mai banali. E anche nei momenti più difficili e duri, che lo sport prima o poi ti riserva, mai una polemica. Anche quando avrebbe avuto il diritto sacrosanto di lamentarsi o chiedere un perché, mai una discussione! Sempre e solo il gruppo, sempre e solo la squadra. Capitana vera, in questi ultimi tre anni ci ha regalato un terzo, un quinto e un quarto posto nel massimo campionato di Basket Femminile. Assieme alle sue compagne e allo staff tecnico, ha portato San Martino nel basket che conta. E se adesso, San Martino viene vista con simpatia un po’ da tutti, lo si deve in gran parte anche a lei.
Ottima giocatrice, ha contribuito non poco alle fortune sportive della squadra. Delle mille battaglie che ha disputato sul campo potremmo parlarne per ore. Ma scelgo gara 1 di finale promozione contro Milano, per salire in A1. Perdere la prima in casa avrebbe compromesso non poco l’esito finale della serie. E quasi quasi ci stavamo riuscendo. Sotto anche di 6 a pochissimo dal termine, con 8 punti consecutivi Mary ci tenne a galla, e dopo due supplementari riuscimmo a portarla a casa. Eravamo all’inferno, ma ci prese per i capelli e ci portò in paradiso.
Possiamo solo dire Grazie ad una donna di questo spessore. Che possa diventare un esempio per tutte quelle ragazzine che fanno Sport. Una carriera fatta di lavoro e sacrificio, ma che le hanno dato la soddisfazione di giocare in A1 e di vestire la maglia azzurra.
Grazie Mary per tutto quello che hai fatto e per tutto quello che ci hai dato. Ritireremo la tua maglia e la esporremo al Palazzetto. Nessun’altra potrà vestire il numero 18. E se qualche ragazzina (che forse non conosce il valore simbolico di questo gesto) ci chiederà il perché, risponderemo come disse un giorno Michel Jordan: “…i limiti, come le paure, sono spesso solo un’illusione”.
E per una giocatrice che ha raggiunto la serie A1 e la Nazionale, mi sembra una risposta appropriata.
Grazie Mary.

Vittorio Giuriati