Bi-Holiday Treviso – Mazzonetto San Martino 39-42
 
NUOVA PALLACANESTRO TREVISO: Cazzaro 2, Susca 2, Gulinazzo 9, Bonato 3, Turco, Tasca, Toffolo 6, Marcon 3, Fuser 12, Pellizzari, Grigoletto 2, Nasato. All. Grigoletto.
LUPE SAN MARTINO: Fietta 4, Beghetto 2, Cecere 5, F. Cavalli, C. Cavalli 7, Busnardo 3, B. Giacomazzi, Vettore, Masoch, V. Giacomazzi, Meroi 12, Nezaj 9. All. Valentini.
ARBITRO: Nicosia di Carbonera (TV).
PARZIALI: 13-6, 24-16, 35-27.
 
VITTORIA, VITTORIA fu! Chi sono codeste fanciulle che così leggiadre si apprestano al campo, ma con un ardore inaspettato, atterrano l’avversario? Un’altra pagina di storia nella lotta tra Troiani e Greci è scritta. Il poeta narra le vicende: esse sono Ettore, figlio regale di Priamo, che sconfigge Achille, il preferito, il semidio piè veloce.
Il duello comincia: le Lupe nel primo (13-6) e secondo quarto (24-16) devono affrontare la determinazione di Treviso, molto efficace in difesa; le suddette reagiscono comunque bene e non si scoraggiano, il gioco si fa via via più organizzato e si lasciano alle spalle qualche errore nei passaggi. Nel terzo quarto (35-27) comincia la rimonta, più grinta, nonostante la difficoltà di realizzare canestri. Il padre Priamo guarda Ettore da lontano, con viso scuro e preoccupato, scuote la testa e rimbecca i tiri inutili al canestro: “Ettore! Che c… fai? Mesi di allenamenti duri all’arte della guerra, i maestri migliori per un nobile figlio!”. Ed Ettore tira fuori la stoffa del guerriero, perché dalla panchina avversaria in vantaggio, il maestro di Achille urla: “Sul campo c’è solo il sangue del San Martino, non il vostro!!!!!!”. E il sangue c’è, negli occhi furenti delle nostre fanciulle, che intravedono la vittoria e sferrano il colpo finale, resistendo ai falli di Achille che tenta una disperata difesa. Ettore (gran figo nel film Troy) alza la spada al cielo, mentre la polvere avvolge le membra doloranti di Achille e Priamo concede che i morti vengano raccolti. Una battaglia è vinta e tutti i greci del campionato temono Ettore, che finalmente un po’ di paura fa e che è stato capace di trovare dentro di sé il suo spirito combattivo, nonostante le notti insonni spese a dubitare della sua forza. Achille stesso, seppur inizialmente vittorioso, con il suo urlo, ha riconosciuto la determinazione della squadra, grande soddisfazione. E alla fine le pie ancelle madri giallonere, detergono il campo dal sangue del valoroso eroe, per portarlo dentro una preziosa boccetta, alla società.
Ettore esce dagli spogliatoi in un tripudio di gioia e guardando al futuro conclude:
“Ma non fia (sarà) che da codardo io cada: periremo (moriremo. Se moriremo!) ma gloriosi, e alle future genti qualche bel fatto porterà il mio nome”.

Doriana Pilotto